Anima e Coscienza Superiore: Un Ritorno alle Radici del Sé
Il concetto di Anima affonda le sue radici in un passato lontano, un’idea condivisa e reinterpretata da ogni epoca e cultura. Questo adattamento avveniva in base alle caratteristiche del tempo e alle esigenze specifiche dell’umanità in un dato momento. Ma perché oggi dovremmo parlare di “ritorno” all’Anima e, di conseguenza, alla Coscienza Superiore che essa rappresenta?
Noi consideriamo l’Anima come qualcosa che va oltre il corpo fisico, la mente pensante e l’energia che sprigioniamo, quella che ci caratterizza individualmente. Dunque, la intendiamo come qualcosa di immateriale, immortale, spirituale, divino. È in questo senso che l’Anima è strettamente connessa a una Coscienza Superiore, un livello di consapevolezza che trascende l’ego individuale.
L’Anima nelle culture antiche: dal soffio vitale all’immortalità
Già Omero, nell’antica Grecia, ne parlava come di un’essenza che permane oltre la morte. Gli Ionici, sempre in Grecia, concepivano l’Anima come il soffio (pneuma), il respiro che “anima” la vita fisica. Per loro, con l’ultimo respiro, l’Anima fuoriusciva dal corpo. Sebbene non fosse ancora presente il concetto di spiritualità come lo intendiamo oggi, l’Anima era già considerata un principio vitale fondamentale, un presagio di una coscienza superiore latente.
Un passo significativo verso la spiritualità e il riconoscimento di una coscienza superiore lo fecero gli Orfici, un movimento religioso sorto in Grecia intorno al VI secolo a.C. Furono i primi a credere che l’Anima fosse immortale e avesse un’origine divina. Da questa convinzione discendeva la necessità di mantenere una condotta moralmente irreprensibile per conservarla pura. Il compito dell’Anima diventava quindi il riunirsi al Divino, come una “scheggia” da Lui derivata, per ricomporre l’Unità.
L’Anima nella filosofia e nella spiritualità: verso la Coscienza Superiore
L’influenza degli Orfici si fece sentire potentemente, plasmando il pensiero di molti.
Platone: l’Anima come vera identità
Platone, ispirato da Socrate e dai Pitagorici, adottò e approfondì la visione orfica dell’Anima come entità divina e immortale. Anzi, per Platone è proprio l’Anima che esprime l’identità reale dell’individuo, in quanto vero soggetto della conoscenza e veicolo per la Coscienza Superiore. La famosa massima “Conosci te stesso”, incisa sul tempio di Apollo a Delfi, per Platone equivaleva a dire: conosci ciò che realmente sei, ovvero la tua Anima e il tuo potenziale.
Il Medioevo e il Rinascimento: Anima, spiritualità e Coscienza
Nel Medioevo e nel Rinascimento, fu Tommaso d’Aquino a riaffermare che l’Anima è immortale e costituisce la sostanza individuale e spirituale di ogni uomo. La teologia cristiana, in particolare, riprese l’idea orfica dell’Anima come particella emanata dal Divino, sottolineandone la natura eterna e la sua connessione con il sacro, aprendo la strada al concetto di una Coscienza Superiore permeante.
L’Induismo: esperienze e evoluzione spirituale verso la Coscienza Superiore
Nell’Induismo, il susseguirsi delle esistenze (reincarnazione) è visto come un percorso che consente all’Anima di fare esperienze diverse e di emendarsi spiritualmente. L’obiettivo è evolvere da una dimensione più grossolana e materialistica a una più illuminata e integrata, un viaggio continuo di crescita e purificazione che mira all’unione con la Coscienza Superiore universale.
Roberto Assagioli: il Sé superiore e l’Anima
Per Roberto Assagioli, psichiatra e teosofo, il Sé Superiore e l’Anima sono equivalenti, rappresentando il vero nucleo della persona e la fonte della Coscienza Superiore. Questo nucleo, secondo Assagioli, contiene l’ispirazione artistica, scientifica ed etica, l’illuminazione e lo sviluppo del potenziale umano. Egli sosteneva che attraverso tecniche specifiche e meditazioni, si possono ricevere intuizioni e ispirazioni direttamente dal Sé Superiore o Anima, attingendo direttamente alla Coscienza Superiore.
Il “ritorno” all’Anima e alla Coscienza Superiore: un cammino per la serenità
Riscoprire l’Anima, riconnettersi alla propria Coscienza Superiore, riportarla nelle nostre vite, è la via per ritrovare serenità ed equilibrio nelle crisi collettive, sociali e in quelle personali. In una società dove imperano il materialismo e il narcisismo, che spesso frammentano e svuotano il senso della vita, il riconnettersi alla dimensione spirituale e alla propria Coscienza Superiore produce senso, coraggio e gioia.
Questo “ritorno” non è un passo indietro, ma una riappropriazione di un aspetto fondamentale dell’essere umano, troppo spesso trascurato. È un invito a esplorare la profondità del proprio essere per trovare risorse interne e un significato più ampio alla nostra esistenza, guidati dalla propria Anima e dalla sua Coscienza Superiore.
